Tappa 2

La piazza perfetta dell'Argenta

Piazza Bentivoglio
prolocogualtieri.it
Condizioni di visita: la piazza, visibile esternamente; palazzo Bentivoglio, temporaneamente chiuso (riapertura prevista a primavera 2024 su prenotazione)
La lunga facciata di Palazzo Bentivoglio occupa un lato dell’omonima piazza, straordinario quadrilatero dominato sulla parte opposta dall’elegante Torre dell’Orologio. La “piazza perfetta” è la parte rimasta intatta del progetto che alla fine del XVI secolo cambiò completamente l’aspetto e l’urbanistica di Gualtieri, fino ad allora borgo di modeste casette cresciuto nei secoli vicino a un guado del Po. Nel 1567 il duca Alfonso I d’Este concesse a Cornelio Bentivoglio il titolo di marchese e il feudo di Gualtieri, come ricompensa per i suoi servigi militari e per i lavori idraulici che andavano rendendo coltivabili vaste porzioni della campagna circostante, fino ad allora in gran parte paludosa. La “Bonifica Bentivoglio” passò alla storia come la prima opera moderna di regimazione delle acque attorno al Po, e fu talmente efficiente che il sistema idrico disegnato allora è ancora in uso. Principale artefice dell’opera fu Giovan Battista Aleotti, detto “l’Argenta” dalla sua cittadina natale, architetto eclettico e geniale attivo alla corte estense e a Parma, dove realizzò il Teatro Farnese. Il figlio di Cornelio Bentivoglio, Ippolito, affidò all’Argenta anche l’incarico di costruire un grande palazzo signorile e di ridisegnare il borgo: occorreva un segno tangibile di ricchezza e prestigio, una dimora in grado di impressionare gli ospiti e di rivaleggiare con i palazzi di Guastalla, Sabbioneta e delle altre piccole capitali padane. La piazza, porticata su tre lati a difesa dal sole e dalle intemperie padane, è rimasta immutata dal termine dei lavori, nei primi anni del Seicento, quando aveva contemporaneamente la funzione di spazio pubblico e di cortile d’onore del palazzo: ancora oggi mantiene il suo ampio respiro monumentale, sottolineato dall’elegante gioco prospettico e dalla raffinata scenografia, chiusa sul quarto lato dall’austera facciata in mattoni nudi del palazzo, unica parte sopravvissuta all’incuria e alle alluvioni di una costruzione ben più vasta, in parte demolita anche per rinforzare gli argini del Po. In origine l’edificio aveva la forma di una fortezza quadrangolare, com’era in uso nel Cinquecento per le residenze signorili di campagna; nella parte retrostante rispetto alla piazza vi erano giardini che arrivavano fino al Po e un approdo per le imbarcazioni degli ospiti. All’interno i visitatori rimanevano impressionati dalle vaste sale adorne di decorazioni, stucchi e pitture raffiguranti una mitologia padana dove l’Arcadia si fonde con i miti della storia di Roma e i poemi cavallereschi di sapore medievale; così anche i Bentivoglio vollero il loro Salone dei Giganti, a imitazione di quello di Palazzo Te a Mantova.

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