Stia. La lana nata dall'Arno
Itinerario
Stia. La lana nata dall'Arno
Ai piedi delle montagne del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, con la complicità delle acque cristalline di torrenti e ruscelli che scrosciano verso valle e si immettono nell’Arno appena nato, si produce una lana speciale e antica. A Stia, infatti, l’uomo ha saputo sfruttare con sapienza la forza della corrente per muovere le macchine che filano la lana e produrre un tessuto speciale: il panno casentino, che deve la sua fama alla purezza delle acque del territorio che assicurano la brillantezza dei suoi colori unici. Nell’ex complesso industriale lanificio di Stia è allestito uno speciale museo, dove si scoprono i segreti della tessitura a mano e, girando fra antichi telai, foto d’epoca e manufatti, si può conoscere l’incredibile genesi di un tessuto raffinato che ha fatto la storia dell’abbigliamento. Da Stia, infine, si raggiunge il Monastero di Camaldoli dove si allevavano le pecore dalle quali si ottenevano i filati per i tessuti dei monaci.
Ai piedi delle grandiose foreste che ammantano il crinale appenninico al confine tra Toscana ed Emilia, l’alta Valle dell’Arno è legata, da secoli, all’arte della lavorazione della lana. In passato decine di migliaia di capi venivano allevati qui, per produrre il filato necessario alla realizzazione di un tessuto molto particolare: il panno casentino. Caldo, resistente e impermeabile, è stato sempre utilizzato per i pesanti sai dei monaci, per i mantelli dei cittadini, per i cappotti e le sciarpe. La storia dell’eccezionale panno del Casentino è narrata in modo avvincente nelle sale ricavate nell’ex lanificio di Stia, sul corso dello Staggia, affluente dell’Arno che bagna il centro del paese. Antichi telai e tessuti tradizionali, fili, panni e gomitoli si affollano nelle sale, che si visitano con in sottofondo l’accompagnamento del rumore delle antiche macchine, riprodotto per rendere l’idea dell’atmosfera di un lanificio dei primi del Novecento. Da Stia si può infine salire fino al solitario Sacro Eremo di Camaldoli, i cui monaci, fino all’Ottocento, allevavano da soli le pecore scure, del colore adatto alla tessitura del panno bruno delle loro tonache tradizionali, che venivano realizzate senza l’uso di tinture.
Dove mangiare
Falterona Pratovecchio
Piazza Tanucci 9 - Stia (AR)
Tel. 0575 504058
falteronaristorante@gmail.com
falteronaristorante.it
Accoglienza piacevole e atmosfera distesa per un locale che si trova nella suggestiva cornice tratteggiata dai portici della piazza. In sintonia con l'ambiente esterno è anche l'arredo, che unisce pezzi contemporanei e complementi classici e solenni. La gestione propone gli immancabili assaggi dei prodotti locali. In menu: pasta fresca fatta in casa, carne Chianina e, in stagione, funghi porcini del Casentino. Custodite in cantina etichette importanti.
La Tana degli Orsi
Via Roma 1 - Pratovecchio Stia (AR)
Tel. 0575 583377
tana.orsi@aruba.it
Il ristorante riserva pochi tavoli (18 coperti) a quanti hanno prenotato. La cucina propone piatti innovativi che sono il frutto della personale fantasia dello chef unita alla continua ricerca dei prodotti del territorio. Nella "cantineria", che è aperta fino a tarda sera, si può scegliere tra l'ampia selezione di etichette (oltre 900) e di distillati, da accompagnare con assaggi sfiziosi come bruschette, focacce e schiacciate cotte nel forno a legna, o con salumi e formaggi. Notevole calendario di degustazioni enogastronomiche nel corso dell'anno.
Dove dormire
Casentino
Piazza Repubblica 6 - Poppi (AR)
Tel. 0575 529090
info@albergocasentino.it
albergocasentino.it
Un edificio rustico del Cinquecento ben rinnovato, inserito nell'agglomerato del castello medievale dei conti Guidi; camere semplici, piccola sala per riunioni di lavoro e piacevole giardino con porticato, indicato per pranzi all'aperto; ristorante alla carta ricavato dalla vecchia scuderia con cucina del territorio e ampia selezione di vini toscani.