TAPPA 3

Lama dei Peligni

INFORMAZIONI C/O CENTRO VISITA E MUSEO NATURALISTICO DEL PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA
Località Colle Madonna
Tel. 0872916010- 3406807479
info@majexperience.it
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Il nome Lama indica un terreno dove l’acqua ristagna alla base di una gravina, mentre il riferimento al popolo italico dei Peligni è dovuto a studi che ipotizzavano la presenza di questa popolazione fino al vicino fiume Aventino. Pitture rupestri, resti di un villaggio neolitico (7000-5000 a.C.) e una sepoltura indicata come quella dell’Uomo della Majella testimoniano insediamenti umani nel luogo fin dalla Preistoria. Meritevoli di visita sono in particolare due edifici religiosi di grande pregio artistico. Il primo è il Monastero di Santa Maria della Misericordia, o Convento di Sant’Antonio, fondato nel 1327 da Padre Roberto da Salle, seguace di Celestino V. Conserva al suo interno una Croce in rame battuto della prima metà del XIV secolo e la statua di Santa Maria della Misericordia, del XII secolo. Il secondo è la Parrocchiale dei Santi Nicola e Clemente, una delle poche Chiese abruzzesi del Rinascimento di forma basilicale.

GROTTA SANT’ANGELO
Informazioni c/o Centro Visita del Parco Nazionale della Majella
Località Colle Madonna,
Tel. 0872916010- 3406807479
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Apertura: sempre visitabile

La grotta si trova quasi alla sommità della parete rocciosa che sovrasta Lama dei Peligni, sulla destra del Centro Visita del Parco della Majella. Si presenta con un’apertura di circa 20 m che immette in un ampio androne. Dalle poche tracce di muratura superstiti si può dedurre che la parte frontale della grotta era interamente chiusa, con un unico accesso al centro, mentre l’interno era diviso in due ambienti di diversa grandezza. Il primo costituiva la zona dedicata al culto, come testimoniano i resti di un piccolo altare sormontato da un’edicola lignea e la presenza di un’acquasantiera scavata nella roccia della parete d’ingresso; il secondo ambiente, di dimensioni più piccole, era la parte abitativa dell’Eremo. La tradizione locale vuole che nel 1656 vi si sia rifugiato il ricco notaio De Camillis per sfuggire alla peste; un secolo dopo la gente del paese, mossa dalla notizia del ritrovamento di uno stivale pieno di monete d’oro, distrusse le mura alla ricerca di un ipotetico tesoro.

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