Itinerario

Val Borbera. Le Strette di Pertuso

in collaborazione con Touring Club Italiano

All’imbocco della selvaggia Val Borbera ci si trova immersi in una natura sovrana e grandiosa, con pareti di roccia alte fino a 100 metri che sembrano replicare il Gran Canyon. Sono le Strette di Pertuso, modellate da millenni dal lento o impetuoso fluire del Borbera, che scorre sul fondo creando una gigantesca gola ricca di anse, rocce tondeggianti e spaccature profonde. Circondati da un paesaggio primordiale, si cammina nel letto del torrente e ci si sente improvvisamente più piccoli, protetti da abbracci di roccia. Si immergono le mani nell’acqua color smeraldo, che nella stagione estiva invita a un bagno purificante o a una tranquilla pagaiata in canoa. Prima di lasciare le gole, si può rendere omaggio al monumento al Partigiano, per ricordare con commozione la battaglia di Pertuso dell’agosto 1944, doloroso episodio della Resistenza italiana.

In Val Borbera le chiamano semplicemente “le Strette” e tutti sanno di che cosa si sta parlando: un’impressionante gola formata dal torrente Borbera che scorre impetuoso sotto imponenti muraglioni di rocce particolari, come il conglomerato di Savignone e la puddinga, alternando tranquille pozze d’acqua a brevi rapide. Lungo la SP 140, nei circa 6 km che separano le frazioni di Persi e Pertuso, lo sguardo è catturato dalle pareti di roccia che precipitano nel letto del torrente, in questo punto particolarmente stretto e sinuoso. Posteggiata l’auto nel piazzale al km 15,600, si percorre il breve sentiero che conduce sulle rive ghiaiose del torrente, collegate tra loro da un ponticello. Qui l’acqua è purissima e, secondo le stagioni, la si può toccare con le mani, immergersi integralmente o camminare tra le spiaggette di sassi guadando il torrente. In questo canyon incantato, tra imponenti rocce dalle forme arrotondate che si rincorrono all’orizzonte, la storia è da sempre protagonista. Lo ricorda l’alta stele della Divisione Pinan-Cichero che svetta nella piazzuola sopra il parcheggio a ricordo delle coraggiose gesta compiute dai partigiani nell’agosto del 1944, durante una delle battaglie più sanguinose della Resistenza.

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