Itinerario

Quirinale. Il Palazzo sul Colle

in collaborazione con Touring Club Italiano

Il consiglio è di posizionarsi sulla rampa del seicentesco scalone d’Onore e di guardarsi intorno. Verso i giardini, il cui primo “giardiniere” fu quell’Ippolito d’Este che a Tivoli aveva creato un capolavoro di arte botanica, poi, all’insù, verso il Redentore in gloria di Melozzo da Forlì, che sembra invitare alle mille e più sale del complesso, tra cui, per solennità e sfarzo, l’antico salone dei Corazzieri lascia interdetti. Il viaggio nei meandri del Palazzo del Quirinale, oltre quattrocento anni di storia in cui si sono avvicendati trenta papi, quattro re d’Italia e, dal 1946, dodici presidenti della nostra Repubblica, è già iniziato. Tra arazzi, pitture, arredi di ogni epoca e fattura, bisogna muoversi con circospezione ma anche sentirsi come a casa perché, residenza di potere, il Quirinale è soprattutto luogo di bellezza di tutti gli italiani.
Est igitur res publica res populi, diceva Cicerone. La res pubblica è cosa che appartiene al popolo.

Fu l’aria del colle, più salubre e ventilata di quella che spirava in Vaticano, a convincere il papa Gregorio XIII che lo slargo alla sommità del Quirinale, già fulcro di una lussuosa zona residenziale punteggiata di ville di nobili e prelati, fosse il luogo adatto per far erigere la propria residenza estiva. Così, a partire dal 1573, al cantiere del Quirinale lavorarono le firme più altisonanti dell’architettura papalina, in una continua rincorsa di ampliamenti e abbellimenti che si protrasse fino al 1870, quando, dopo la breccia di Porta Pia, i pontefici traslocarono in Vaticano e i nuovi inquilini divennero i Savoia, che abitarono la prestigiosa dimora per 75 anni, cedendo a loro volta il posto a Enrico De Nicola, primo presidente della neonata Repubblica Italiana.

Diede avvio ai lavori l’architetto Ottavio Mascherino, cui si deve tra l’altro la scenografica loggia d’Onore, dove oggi si svolgono le consultazioni per la formazione dei nuovi governi, decorata da colonne in marmo provenienti dalla cappella Paolina, realizzata in replica alla Sistina niente di meno che da Carlo Maderno. L’ideatore della facciata di San Pietro fu all’opera anche nel portale del palazzo presidenziale, sovrastato dalla loggia delle Benedizioni del 1638, che porta il nome, per dirne un altro, di Gian Lorenzo Bernini, artefice anche della progettazione della Manica Lunga, prolungamento del prospetto sud dove, nei cosiddetti appartamenti imperiali, vengono alloggiati gli ospiti in visita di Stato. Sul torrino, sovrastante l’originario corpo di fabbrica, lo stendardo presidenziale sventola quando il presidente è a Roma, altrimenti è ammainato.

Non c’è capo di Stato, rappresentante di governo o diplomatico che non strabuzzi gli occhi davanti alla magnificenza e alla ricchezza degli interni della residenza del presidente della Repubblica Italiana. D’altronde, con un pizzico di patriottismo, ci si chiede come sia possibile rimanere indifferenti davanti al maestoso soffitto ligneo del salone dei Corazzieri, agli affreschi di Guido Reni nella cappella dell’Annunciata, agli arazzi dei Gobelins che ornano le sale, agli arredi rococò, ai mobili Piffetti…

Bisognerebbe fermarsi, ma non ci si riesce. Papi e artisti furono attivi anche nei giardini, che abbellirono di meraviglie e bizzarrie paesaggistiche ed architettoniche e che Ferdinando Fuga dotò del gioiello neoclassico della Coffee-House.

Che casa bellissima hanno gli italiani!

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