Itinerario

Pistoia. Confetti e dolci prelibatezze

in collaborazione con Slow Food Italia

Pistoia si rivela al visitatore come un autentico scrigno di prelibatezze dolciarie: qui si scopre infatti il confetto riccio, probabilmente la più tipica specialità cittadina dalla ricetta di origini Trecentesche che prevede una lunga lavorazione artigianale. Di forma rotonda, irregolare e bitorzoluta, il confetto riccio può avere un’anima di mandorla, nocciola, bacche di cacao, cioccolato, semi di coriandolo o arancia candita. Sempre a Pistoia, restando in tema di arance, troviamo poi un eccellente rosolio, un infuso realizzato con arance amare coltivate in biologico, e con zucchero, genziana, china e pochissimo alcol preparato nel Monastero di Santa Maria degli Angeli fin dal Settecento. Il viaggio si conclude a Lamporecchio dove si possono degustare i tipici brigidini, piccole cialde, friabili e croccanti, aromatizzate all’anice, e il berlingozzo, un morbido ciambellone, che un tempo si preparava durante il Carnevale, mentre oggi è disponibile tutto l’anno.

Pistoia e la sua provincia si rivelano al visitatore come un autentico scrigno di prelibatezze dolciarie. Quella che è probabilmente la più tipica specialità cittadina è il confetto riccio: la preparazione pare sia nata nella seconda metà del Trecento in occasione dei festeggiamenti del 25 luglio in onore di san Jacopo, patrono della città. Di forma sferoidale, irregolare e bitorzoluta (birignoccoluta, come si dice nel dialetto locale), il confetto riccio è realizzato seguendo una lunga lavorazione artigianale (circa 10 ore) che è stata riportata in auge negli anni Venti del secolo scorso da una celebre confetteria che ha fatto scuola: oggi sono diverse le pasticcerie che propongono questa specialità. Può avere un’anima di mandorla, nocciola, bacche di cacao, cioccolato, semi di coriandolo o arancia candita. Restando in tema di arance, quelle amare, coltivate in biologico, sono utilizzate fin dal 1728 per la preparazione di un eccellente rosolio: questo infuso conventuale, la cui ricetta segreta è tramandata da badessa a badessa, vede come altri unici ingredienti zucchero, genziana, china e pochissimo alcol. Ottimo digestivo, ma anche adatto alla preparazione di aperitivi, in estate può essere versato sul gelato mentre nei mesi freddi rende ancora più corroborante il latte caldo. Spostandosi verso Lamporecchio, cittadina sulla strada che un tempo collegava Pistoia alla Maremma, troviamo altri due storici dolci. I brigidini sono piccole cialde, friabili e croccanti, aromatizzate all’anice, che pare siano nate, durante il Rinascimento, nel convento pistoiese di Santa Brigida. Il berlingozzo, invece, è un morbido ciambellone il cui impasto è aromatizzato con vin santo e buccia grattugiata d’arancia o limone: un tempo preparato durante il Carnevale (Berlingaccio era l’antico nome toscano del Giovedì Santo nonché di una popolare maschera locale), è oggi disponibile tutto l’anno. La ricetta pare risalga al XV secolo: alla corte medicea era utilizzato come antipasto e fu persino immortalato in una lirica di Lorenzo il Magnifico.

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