Itinerario

Palmanova. Genio urbanistico della Serenissima

in collaborazione con Touring Club Italiano

Al centro della rasa pianura del basso Friuli, mirabilmente integra nella sua forma stellare a 9 punte si adagia Palmanova, orgogliosa della sua perfezione geometrica che non ha eguali. Fu proprio la caratteristica del paesaggio a consentire a Giulio Savorgnan di trasferire sul terreno l’astratta regolarità del suo disegno, tardo riflesso della città di forma perfetta utopicamente vagheggiata dalla cultura rinascimentale. Si deve a Venezia, signora del Friuli dal 1420, la costruzione della poderosa e spettacolare fortezza di Palmanova, punta avanzata della Serenissima verso oriente e baluardo contro le invasioni ottomane e le velleità espansionistiche degli Asburgo. E fu sempre Venezia a ingentilire la piatta campagna friulana con ville e dimore patrizie, come la sei-settecentesca Villa Manin, esemplare paradigma di villa veneta alle porte di Codroipo, che si presenta in tutta la sua magnificenza architettonica preceduta dalla scenografica esedra.

Castelli, torri, rocche, insediamenti fortificati punteggiano l’intera regione a testimonianza di un passato di guerre, assedi, contrasti, lotte di un popolo per difendere la propria libertà e cultura. Ma quasi certamente il più raro e famoso esempio di architettura militare perfettamente conservato è rappresentato da Palmanova, la città fortificata dalla Serenissima sotto la quale era passata la Patria del Friuli a partire dal 1420. Il pretesto per la costruzione della nuova fortezza al centro della pianura friulana furono le rovinose scorrerie dei Turchi, che nella seconda metà del XV secolo avevano messo a ferro e fuoco il Friuli, ma determinante fu anche la necessità di espansione a oriente dei veneziani e le mire egemoniche degli Asburgo che, a partire dal 1500, avevano incorporato nei loro domini la contea di Gorizia, con la perdita per Venezia del castello di Gradisca nel 1521. Fu l’ingegno creativo dell’ingegnere militare Giulio Savorgnan a elaborare il progetto della nuova città-fortezza di Palmanova, oggi Patrimonio dell’Umanità Unesco, che sul piano culturale ed estetico doveva proiettare sul terreno l’utopia rinascimentale della città perfetta. La prima pietra fu posta il 7 ottobre 1593 e da lì una ventina furono gli anni necessari per la realizzazione della “città stellata”, vero capolavoro di ingegneria militare dalla pianta poligonale a 9 punte, cinta da cortine con baluardi e profondo fossato e dotata di tre monumentali porte, munite, in corrispondenza delle tre principali direttrici: Aquileia, Udine, Cividale. E sempre in queste terre della bassa friulana, oculatamente amministrate dal Patriarca di Aquileia prima dell’avvento della Serenissima, che tra i paesaggi rurali che stanno sotto la linea delle risorgive appare come d’incanto, nelle sembianze di una fantastica quinta teatrale, Villa Manin, tra i più spettacolari esempi di residenza gentilizia dello “Stato da Tera” veneziano, a una trentina di chilometri da Palmanova. Fu costruita tra Sei e Settecento alle porte Codroipo, nella frazione di Passariano, in un’epoca in cui ormai inesorabile era il declino della Serenissima. Fu infatti la residenza dell’ultimo doge di Venezia in terra friulana, Ludovico Manin, e, ironia della sorte, fu anche il luogo dove nel 1797 fu firmato il Trattato di Campoformio che decretò la fine della Serenissima Repubblica veneziana.

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