Itinerario

L’Amarone e i suoi fratelli: i grandi vini della Valpolicella

in collaborazione con Slow Food Italia

Andando alla scoperta della ricchezza vitivinicola della Valpolicella, è impossibile non partire da uno dei capoluoghi d’elezione: Bardolino. Oltre a essere il toponimo del paese, è anche sinonimo di un vino spesso profumato e di pronta beva, anche se esistono versioni adatte all’invecchiamento. Anche la versione rosata, che prende il nome di Chiaretto, è un vino di personalità. Ci si sposta a Sant’Ambrogio di Valpolicella, dove da 240 anni si esprimono grandi vini interpretati con mentalità innovativa: tra questi, il Valpolicella Classico Superiore. A Marano di Valpolicella lo stile è secco, verace, senza fronzoli, per vini grintosi ed emozionanti. Qui una delle perle è il Recioto, un rosso passito. A Fumane ne troviamo una declinazione storica poco frequentata come l’Ammandorlato. Il giro si conclude a San Pietro in Cariano, per conoscere il re dei vini di Valpolicella: l’Amarone, vino passito secco che appartiene alla famiglia dei grandi rossi d’invecchiamento.

Andando alla scoperta della ricchezza vitivinicola della Valpolicella, è impossibile non partire da uno dei capoluoghi d’elezione per l’enologia locale: Bardolino. Oltre a essere il toponimo del paese, il nome Bardolino è anche sinonimo di un vino a base di uve corvina, rondinella e molinara, spesso profumato e di pronta beva, anche se esistono versioni adatte all’invecchiamento. Vigneti Villabella ne propone una grande e innovativa interpretazione: al naso è fine e complesso, con note di erbe, alloro e menta; l’elegante palato ha un’ottima tensione gustativa. La versione rosata (che prende il nome di Chiaretto) è un vino di personalità, con eleganti note speziate, struttura minerale, persistenza in bocca e un finale sottilmente amarognolo. Annessi alla cantina, da provare il wine relais e il ristorante ospitati in una magnifica villa del Settecento immersa nel verde. Andando a Sant’Ambrogio di Valpolicella, l’azienda Masi, forte di un’esperienza lunga 240 anni, esprime grandi vini classici, interpretati con una mentalità innovativa e capaci di stare al passo coi tempi. Qui si può fare la conoscenza con il Valpolicella Classico Superiore, un vino principalmente realizzato con uva corvina. Due le versioni, piuttosto diverse tra loro: il Toar è astringente, fruttato, dinamico, il Monte Piazzo Serego Alighieri è morbido e austero. Ci si sposta a Valgatara di Marano di Valpolicella e alle Bignele, dove lo stile è secco, verace, senza fronzoli, per vini grintosi ed emozionanti. Qui una delle perle è il Recioto, un rosso passito in cui dolci aromi di confettura di more e prugne aprono la strada a un palato giovane, dolce, fresco e beverino. E, a proposito di Recioto, è pressoché una rarità quella di Monte Santoccio a Fumane. Una cantina giovane d’età ma già di grande interesse, ne propone una declinazione storica e ormai poco frequentata come l’Ammandorlato: la ricchezza dell’appassimento, unita alla struttura, dà vita a un vino completo e poderoso. Il giro si conclude a San Pietro in Cariano, per conoscere il re dei vini di Valpolicella: l’Amarone, vino passito secco (a differenza del Recioto) che appartiene alla famiglia dei grandi rossi d’invecchiamento ed è adatto sia ad accompagnare piatti “importanti” sia come vino da meditazione. Ne è un perfetto esempio il Vigneto Monte Sant’Urbano dell’azienda Speri, una delle cantine più storiche della zona.

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