Itinerario

Il Montefalco Sagrantino

in collaborazione con Slow Food Italia

Il Sagrantino è un vino rosso che si ottiene dall’uva omonima fin dal XII secolo. La zona in cui attualmente si trova è fra i 470 e i 220 metri di quota. Si parte da Bevagna dove, già negli anni Ottanta, si sono intuite le grandi potenzialità di un’uva fino ad allora utilizzata per vini piuttosto rustici. Ci si sposta a Montefalco, capitale del Sagrantino, per fare la conoscenza di due importanti realtà vinicole della zona, entrambe certificate biologiche: una è in attività dal 1881, l’altra merita un plauso per la sostenibilità ambientale. Si chiude il percorso a Giano dell’Umbria da un autentico antesignano della certificazione biologica.

Il Sagrantino è un vino rosso che si ottiene dall’uva omonima fin dal XII secolo e il cui nome sembra legato al fatto che fosse prodotto dalle comunità religiose umbre. La zona in cui attualmente si realizza è piuttosto piccola, borghi medievali circondati da terreni che digradano dolcemente tra i 470 e i 220 metri di quota. Si parte da Bevagna per conoscere una cantina, quella delle sorelle Adanti, che, attiva da una sessantina d’anni, è stata tra le prime (già negli anni Ottanta) a intuire le grandi, “nobili” potenzialità – di gusto e di invecchiamento – di un’uva fino ad allora utilizzata per vini piuttosto rustici e da bere giovani e che oggi dà vita a vini complessi e di lungo invecchiamento, secchi e passiti. Il Montefalco Sagrantino Arquata è un eccellente esempio: ampio, con profumi di frutti neri, spezie dolci, erbe mediterranee e cenni balsamici; fresco e avvolgente al palato, è di buon corpo. Ci si sposta a Montefalco, capitale del Sagrantino, per fare la conoscenza di due importanti realtà vinicole della zona, entrambe certificate biologiche. La prima è quella della famiglia Antonelli: in attività dal 1881, è giunta alla quinta generazione. Il loro Montefalco Sagrantino presenta al naso un frutto fragrante e in bocca è pieno di energia, con uno sviluppo potente ma mai pesante. La seconda, gestita da Giampiero Bea, merita un plauso per la sostenibilità: ha bandito qualsiasi prodotto chimico di sintesi, diserbo o insetticida. La cantina, inoltre, è un bell’esempio di bioarchitettura: costruita su tre piani, permette di lavorare nelle condizioni migliori, e favorisce il lento e prezioso lavoro di affinamento dei vini. Molto interessanti il Montefalco Sagrantino Cerrete, profondo, complesso, elegante, e il Montefalco Sagrantino Passito, in cui la dolcezza è mitigata dall’acidità e dai tannini fini e bene integrati. Si chiude il percorso a Giano dell’Umbria, da Omero Moretti, antesignano della certificazione biologica, che lavora insieme alle figlie ottenendo grandi risultati. Il suo Montefalco Sagrantino si apre su tipici sentori di piccoli frutti scuri e rossi e prosegue su note speziate e balsamiche; al palato è morbido ma deciso. La versione passita è floreale, speziata, profonda.

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