Itinerario

I vini del Piave

in collaborazione con Slow Food Italia

Meno noti del Prosecco, il loro affermato “cugino di collina”, i vini che si producono nella pianura bagnata dal Piave sono senza dubbio all’altezza del confronto. Si parte da Salgareda per conoscere il Tai: ricavato dall’omonimo vitigno, è un bianco dal sapore asciutto e dai profumi floreali e mandorlati che merita l’appellativo di “principe degli aperitivi”, e che si sposa bene anche con piatti di pesce più strutturati. A San Stino di Livenza è il Refosco dal Peduncolo Rosso a dominare: un rosso dal colore rubino intenso con riflessi violacei, note al naso e al palato di prugna secca e mora selvatica, disponibile sia nella versione giovane sia in quella più strutturata. Il percorso si completa a Noventa di Piave dove il protagonista è forse il vino più tipico: il Raboso. L’omonimo, antichissimo vitigno, considerato fino a qualche decennio fa buono solo per vini poco pregiati, oggi dà vita a vini rossi corposi ed eleganti, adatti all’invecchiamento, da gustare con carni rosse e formaggi stagionati.

Meno noti del Prosecco, il loro affermato “cugino di collina”, i vini che si producono nella pianura bagnata dal Piave, a pochi chilometri dal confine friulano, sono senza dubbio all’altezza del confronto. Si parte da Salgareda per conoscere il Tai. La denominazione è recente ma il vino è di quelli storici: si tratta infatti del Tocai che, dal 2008, in Veneto prende il nome di Tai e in Friuli di Friulano. Ricavato dall’omonimo vitigno, è un vino dal colore giallo paglierino con sfumature verdognole; il profumo è delicato, con note di fiori di campo e di mela verde; al palato è asciutto e vellutato, con un caratteristico finale di mandorle amare. Merita l’appellativo di “principe degli aperitivi”, ma si sposa bene anche con piatti di pesce più strutturati. A San Stino di Livenza è il Refosco dal Peduncolo Rosso a dominare. Il vitigno omonimo deve il suo curioso nome proprio alla colorazione del peduncolo (la parte iniziale) del raspo. Quasi scomparsa negli anni Settanta del secolo scorso, spesso rimpiazzata da vitigni internazionali, questa varietà di uva vive ormai da tempo una giusta riscoperta. Il vino che se ne ricava è un rosso dal colore rubino intenso con riflessi violacei, note al naso e al palato di prugna secca e mora selvatica; è disponibile sia nella versione giovane sia in quella più strutturata. Il percorso si completa a Noventa di Piave dove il protagonista è forse il vino più tipico: il Raboso. L’origine etimologica di questo antico vitigno di cui si parla già in documenti del Seicento, è incerta. Alcuni fanno risalire il suo nome all’omonimo torrente della zona del Quartier del Piave, altri lo collegano al termine veneto rabioso, in quanto fino a qualche decennio fa dava origine a vini rustici e acidi. Oggi costituisce invece l’ottima materia prima per vini rossi corposi ed eleganti, adatti all’invecchiamento, da gustare con carni rosse e formaggi stagionati.

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