Itinerario

Grizzana Morandi. Vedute d’arte

in collaborazione con Touring Club Italiano

A Grizzana Morandi si vivono le tre parole che rappresentano l’essenza dell’arte di Giorgio Morandi: silenzio, isolamento e rigore. Passeggiando nel borgo, che dal pittore ha preso il nome, ci si immerge nell’atmosfera della sua arte e ci si ritrova nei luoghi che per anni gli occhi dell’acuto ritrattista della realtà hanno inquadrato con lucida, implacabile obiettività. Si ammirano Ca’ Veggetti, sua residenza estiva, Villa Tonelli, i fienili del Campiaro, i piccoli agglomerati sparsi di case rurali, le frazioni Poggio e Lame, il bosco dei Faieti e le immortali stradine bianche di campagna. Nel paesaggio circostante si ritrova l’essenza della sua pittura: dalle colline intorno a Grizzana si ammirano i boschi, le case isolate, le torri e tutti quegli elementi che così profondamente hanno sedotto Morandi.

Come ad Arles con Van Gogh e sul Mont Sainte-Victoire con Cézanne, nel minuscolo borgo incastonato nell’Appennino bolognese e nei suoi verdi dintorni si ripercorre il microcosmo che ha ispirato Giorgio Morandi, uno dei più influenti artisti del Novecento, immergendosi alle fonti della sua ispirazione. Nei dintorni della casa-museo si incontrano alcuni luoghi simbolo: la villa Veggetti e i fienili del Campiaro, icone di molti dipinti, acquarelli e acqueforti. Rievocando le solitarie uscite mattiniere di Morandi con tutto l’occorrente per dipingere, si intraprende un percorso segnalato tra strade immerse nei boschi, improvvise radure che inquadrano case di pietra che sembrano uscite direttamente dai suoi quadri, calanchi argillosi e bianche e polverose stradine di campagna, anch’esse soggetto prediletto della sua arte. Volumi, luci e sensazioni rimandano immediatamente alle sue tele e acqueforti, apparentemente molto simili tra loro, in realtà sempre diverse. I colori scarni, bruciati dal sole in estate, intorpiditi dal freddo in inverno, rievocano le sue asciutte composizione ai limiti del monocromo, che col tempo si fecero sempre più evanescenti, proprio come la luce impalpabile di questi luoghi, “il paesaggio più bello del mondo” come l’artista definiva le colline intorno a Grizzana, tra le quali trascorse numerose estati insieme alle sue tre sorelle.Come ad Arles con Van Gogh e sul Mont Sainte-Victoire con Cézanne, nel minuscolo borgo incastonato nell’Appennino Bolognese e nei suoi verdi dintorni si ripercorre il microcosmo che ha ispirato Giorgio Morandi, uno dei più influenti artisti del Novecento, immergendosi nelle fonti della sua ispirazione. Nei dintorni della casa museo si incontrano alcuni luoghi simbolo: la Villa Veggetti e i fienili del Campiaro, icone di molti dipinti, acquerelli e acqueforti. Rievocando le solitarie uscite mattiniere di Morandi con tutto l’occorrente per dipingere, si intraprende un percorso segnalato tra strade immerse nei boschi, improvvise radure che inquadrano case di pietra che sembrano uscite direttamente dai suoi quadri, calanchi argillosi e bianche e polverose stradine di campagna, anch’esse soggetto prediletto della sua arte. Volumi, luci e sensazioni rimandano immediatamente alle sue tele e acqueforti, apparentemente molto simili tra loro, in realtà sempre diverse. I colori scarni, bruciati dal sole in estate, intorpiditi dal freddo in inverno, rievocano le sue asciutte composizioni ai limiti del monocromo, che col tempo si fecero sempre più evanescenti, proprio come la luce impalpabile di questi luoghi, «il paesaggio più bello del mondo», come l’artista definiva le colline intorno a Grizzana, tra le quali trascorse numerose estati insieme alle sue tre sorelle.

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