Itinerario

Golasecca. Il cerchio sacro

in collaborazione con Touring Club Italiano

Un percorso nella Preistoria, alla scoperta di un’antichissima civiltà lombarda che racconta i riti e la cultura dell’Età del Ferro sulle rive del Ticino. Da Golasecca s’imbocca il sentiero escursionistico del Monsorino, dove si cammina per 2 km tra querce e castagni in compagnia di scoiattoli e ghiri. Superata un’ampia radura con campi coltivati ci si trova al cospetto di un cromlech, un grande cerchio sacro di pietre che racchiudeva le sepolture di principi e principesse con i loro sontuosi corredi. Li si può osservare da vicino nel Museo Archeologico di Sesto Calende, dove si diventa testimoni di quell’epoca lontana al cospetto di gioielli in ambra e bronzo indossati da aristocratiche dame e di elmi e armature in ferro d’impavidi guerrieri che riportano alle origini della storia.

A Golasecca ci si può immergere nella Preistoria alla ricerca dei misteri di un’antica civiltà scomparsa. L’abitato si trova al centro di una vasta area archeologica da cui prende il nome la cultura di Golasecca, presente sulle sponde del Ticino e intorno al Lago Maggiore e al Lago di Como nella prima Età del Ferro, tra il IX e il IV secolo a.C. Qui una popolazione di origine celtica viveva in piccoli e grandi villaggi formati da capanne costruite con tronchi di legno, paglia e fango essiccato. Era dedita all’allevamento del bestiame e alla tessitura, ma soprattutto al commercio di ambra, sale e stagno attraverso i passi alpini e sfruttando la navigazione sul Ticino e sul Po: fungeva così da tramite fra gli Etruschi stanziati nell’area tirrenica e le popolazioni celtiche dell’Europa centrale e settentrionale. Da Golasecca, camminando per 2 km sul sentiero del Monsorino, si giunge all’antica necropoli dove i cromlech, recinti circolari di grosse pietre, delimitano le aree sepolcrali scoperte nel 1965 insieme con le urne cinerarie, le armi, gli ornamenti personali e gli oggetti di corredo tombale che accompagnavano i defunti nel loro viaggio verso l’aldilà. Oggi questi reperti, che attestano l’uso della cremazione dei defunti da parte dei Golasecchiani, sono esposti nel Museo Archeologico di Sesto Calende, dove si rivivono i riti e le credenze di questa civiltà vissuta alle origini della storia ammirando i vasi di ceramica, le coppe e i boccali, le fibule e i gioielli, le spade e i finimenti equini appartenuti a un’antichissima aristocrazia guerriera e ora raccolti in ordine cronologico in grandi teche di vetro.

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