Itinerario

Fossacesia. La Costa dei Trabocchi

in collaborazione con Touring Club Italiano

«Proteso dagli scogli, simile ad un mostro in agguato, con i suoi cento arti, il Trabocco aveva un aspetto formidabile», scrive D’Annunzio nel Trionfo della morte. Da Fossacesia Marina a San Vito Marina, a ogni curva della litoranea si avvistano nuovi trabocchi, baracche sospese sulle onde che lunghe passerelle uniscono alla terraferma per pescare senza affrontare i rischi del mare. Si raggiungono scendendo per brevi viottoli che tra la macchia superano la ferrovia dismessa. Su alcuni trabocchi di Fossacesia Marina si gusta ottimo pesce stando sospesi tra cielo e mare, accarezzati dalla brezza, e a Vallevò si ascoltano anche i traboccanti che, tra mitiche storie, svelano i segreti per costruirli. Di tutti, il più affascinante è quello amato da D’Annunzio, il Punta Turchino a San Vito Marina.

Andando lungo la costa adriatica, da Fossacesia Marina a San Vito Marina, si avvistano in successione una quindicina di insolite strutture su palafitte poco distanti dalla riva, unite alla terraferma da esili passerelle e con lunghe antenne che reggono una grande rete protesa in mare. Sono i trabocchi, antiche macchine da pesca inventate da contadini che non sapevano navigare, per pescare senza correre rischi. In questo tratto, caratterizzato da anse, calette, promontori e declivi coperti di macchia mediterranea, ulivi, aranci e orti, c’è la metà di tutti i trabocchi presenti sulla costa chietina, detta anche Costa dei Trabocchi proprio per la presenza di questi insoliti marchingegni. Per raggiungerli occorre scendere a piedi verso il mare seguendo brevi sentieri indicati tra la macchia, e appena ci si avvicina si comprende perché Gabriele D’Annunzio definiva i trabocchi «composti di tavole e travi, simili a ragni colossali». I primi si incontrano sul mare di Fossacesia, nel Golfo di Venere, che si può ammirare dal belvedere dell’Abbazia benedettina di San Giovanni in Venere. Nella contrada di Vallevò si contano altri cinque trabocchi, tra cui quello di Punta Tufano, che conserva l’aspetto originario e dove ci si può anche divertire a scovare le incisioni in dialetto abruzzese con cui sono state tradotte le singole parti della struttura marinara. Tuttavia, per immergersi in pieno nell’atmosfera del luogo bisogna fermarsi ad ascoltare il traboccante, che, mentre mostra come si pesca, descrive le tecniche di costruzione della struttura e racconta le mitiche storie tramandate dai suoi avi. Approssimandosi a San Vito Marina si incontra anche il promontorio tufaceo, ricoperto di vegetazione mediterranea, su cui sorge l’Eremo di San Vito, noto come Eremo Dannunziano, con il suo magnifico belvedere dal quale l’orizzonte si allarga sul mare aperto e sui sottostanti trabocchi Lupone, Punta del Guardiano e Punta di Turchino, inconfondibile per la lunga, esile passerella.

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