Itinerario

Da Spoleto a Norcia lungo la ferrovia gioiello

in collaborazione con Touring Club Italiano

Da Spoleto, la città-palcoscenico alle falde del Monteluco, in poche pedalate si raggiunge il sedime dell’ex ferrovia Spoleto-Norcia, un’opera d’arte più che di ingegneria, da percorrere, tra viadotti, gallerie e ardite curve elicoidali, circondati dal verde umbro e dai silenzi dei viaggi slow. Niente di difficile, tutto incredibile. Attraversati i 1936 metri di buio della galleria della Caprareccia, “si rinasce” in Valnerina, terra di natura e misticismo che è un invito continuo a borghi storici come Sant’Anatolia di Narco, con le sue torri svettanti, Castel San Felice, la cui chiesa è l’apice del romanico spoletino, l’arroccato Vallo di Nera, Cerreto di Spoleto, la salubre Triponzo. L’arrivo a Norcia, la città di san Benedetto, segna un’altra rinascita: quella dal terremoto e alla nuova vita di una terra splendida e, purtroppo, ballerina.

Chiamato il “Gottardo dell’Umbria”, il tracciato della vecchia ferrovia Spoleto-Norcia fu considerato, dalla sua inaugurazione nel 1926 fino al termine dell’operatività nel 1968, un prodigio dell’ingegneria, con i suoi 50 chilometri di lunghezza, le 19 gallerie e i 24 ponti e viadotti che a tratti formano spirali metallurgiche dalle forti pendenze. Oggi lungo i binari a scartamento ridotto della strada ferrata corre una greenway ciclopedonale, che da Spoleto, cerniera tra la Valle Umbra e la Valnerina in cui il tracciato si getta, raggiunge Norcia.

Calamitati dall’eclettica armonia delle architetture di Spoleto, che ha nel Duomo un emblematico accostamento di stili ed epoche, e dopo uno sguardo a ritroso alla poderosa Rocca Albornoziana, roccaforte papale di cui Lucrezia Borgia fu astuta castellana, si è pronti a pedalare. Il benvenuto in Valnerina è il passaggio repentino dalle gallerie ferroviarie a quelle arboree. Nel verde assoluto, l’unica colonna sonora dell’andare è lo scrosciare delle acque del fiume Nera orlate e sovrastate da piccoli borghi in osmotico rapporto con la natura circostante. Bici al muro, una sosta a Sant’Anatolia di Narco è l’occasione per conoscere storia e virtù della canapa in un museo dove è possibile anche cimentarsi al telaio. Il momento mistico è nell’abbazia dei Ss. Felice e Mauro, eretta in onore dei due santi anacoreti che, si dice, qui uccisero un terribile drago, forse metafora dell’eresia pagana. Fortificato come nel Duecento è il compatto borgo di Vallo di Nera, che guarda il fiume dall’alto di un colle, al pari di Cerreto di Spoleto, sentinella della Valnerina più aspra, e del minuscolo Triponzo, meta termale per le sue acque sulfuree citate anche nell’Eneide.

In vista di Norcia ci si deve preparare, emotivamente soprattutto. La città ferita di san Benedetto, i cui segni disastrosi del terremoto sono ancora evidenti, con la facciata superstite della basilica del santo a drammatica memoria, ricostruisce e resiste come, il 30 ottobre del 2016, fece la statua di Benetto che, per miracolo, caso o fato, rimase intatta e in piedi nella piazza principale.

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