Itinerario

Certosa di Pavia. Ora et labora

in collaborazione con Touring Club Italiano

La bianca mole della Certosa di Pavia, mausoleo della famiglia Visconti e secolare rifugio dei monaci certosini, si staglia abbagliante di marmi nella piatta e uniforme campagna pavese. Osservando dall’esterno la Chiesa colma di decorazioni scultoree, si rimane incantati al sovrapporsi di stili romanico, gotico e rinascimentale che si integrano in una perfetta armonia. Visitando l’interno, ricco di affreschi e statue tombali, si coglie invece il silenzio della vita ritirata che i monaci trascorrevano nei chiostri, nel refettorio, nelle singole celle dove pregavano e studiavano o nel piccolo orto retrostante. E ci s’immagina, nel cuore della notte, il silenzio interrotto dai canti intonati dagli stalli intarsiati del coro, per innalzare il proprio spirito verso il cielo.

Già da lontano chi aguzza lo sguardo tra i campi della campagna pavese può intravedere la selva di guglie, pinnacoli e torrette della Certosa della Madonna delle Grazie che si stagliano isolati nel cielo lombardo. Il Monastero certosino fu costruito nel 1396 per volere di Gian Galeazzo Visconti, al margine settentrionale della riserva di caccia e del parco visconteo del Castello di Pavia, come cappella privata e luogo di sepoltura dei duchi di Milano. Oltrepassato il vestibolo d’ingresso ricoperto da affreschi del Cinquecento, si rimane abbagliati dai lucidi marmi bianchi screziati di rosa e verde antico che ne rivestono la facciata e dalla fitta trama di decorazioni e sculture in cui rivive l’intramontabile fascino dell’arte medievale e rinascimentale lombarda. Anche all’interno della Chiesa, nello stile di transizione dal Gotico al Rinascimento, il percorso è fitto di opere splendide, affreschi e dipinti realizzati da grandi artisti del tempo per celebrare le famiglie Visconti e Sforza circondate da figure celesti. Nelle tre navate sorrette da slanciate volte a crociera echeggiano i nomi del Perugino, di Ambrogio e Bernardino Bergognone, di Macrino d’Alba, di Bernardino Luini e di Cristoforo Solari, autore delle splendide e assai realistiche statue tombali di Beatrice d’Este e Ludovico il Moro, qui trasportate da Santa Maria delle Grazie di Milano. Accompagnati dai monaci cistercensi che vivono nella Certosa dal 1968, si entra quindi negli ambienti dove si svolgeva e in parte si svolge tuttora la loro vita ascetica e solitaria: i due chiostri decorati da raffinati rilievi in cotto, il refettorio, le piccole celle e il grazioso orto retrostante, che ancora oggi comunicano sensazioni dimenticate, come il lento scorrere del tempo, le voci del silenzio, il conforto della preghiera.

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