Itinerario

Canosa di Puglia. Ipogei millenari

in collaborazione con Touring Club Italiano

Scocchera, Lagrasta, Cerbero, Oplita, Varrese: hanno nomi arcani gli ipogei dauno-ellenistici di Canosa di Puglia, sepolture dei ricchi principi dell’antica Daunia. Si scende sottoterra per tuffarsi nell’atmosfera densa di sacralità di questi luoghi carichi di mistero, in diretto collegamento con l’oltretomba, che nonostante i millenni trascorsi custodiscono fregi dipinti con cavalieri e soldati e bassorilievi con mostri e guerrieri. Facendo un salto nel tempo, si visita poi la Domus Romana di Colle Montescupolo e ci si aggira tra i vasi colorati e dalle mille forme dei due ricchi Musei Archeologici di Palazzo Iliceto e di Palazzo Sinesi. Poco fuori, in mezzo alla campagna, si resta stupiti tra colonne, mosaici e capitelli della Basilica di San Leucio, che in età ellenistica fu tempio dedicato a Minerva.

A Canosa di Puglia, che nell’antichità visse la fase di massimo splendore e ricchezza, ci si fa avvolgere dal fascino del passato che riemerge. Si può partire dai numerosi ipogei scavati nel tufo, sepolture dei principi ellenistici della stirpe dauna, risalenti al IV-III secolo a.C. circa, camere misteriose con decorazioni architettoniche ricche di influenze orientali e tracce di rare pitture. Anche l’età romana ha lasciato il suo carico di testimonianze: nel cuore della città moderna si visita la Domus Romana di Colle Montescupolo, pregevole esempio di residenza di età augustea dalla conformazione ad atrio, nella quale si scorgono alcuni mosaici e decorazioni geometriche e vegetali ad affresco. Nei due Musei Archeologici di Palazzo Iliceto e Palazzo Sinesi si ammirano quindi preziosi corredi funerari e ci si lascia estasiare dalle ceramiche canosine, caratterizzate da raffinatissime sfumature di colore e ricche di decorazioni plastiche. Si esce infine dalla città per scoprire un tesoro d’inaspettata bellezza, la Basilica di San Leucio, e immergersi nella quiete della campagna. Qui ci si aggira ammirati in una fascinosa selva di colonne e capitelli, camminando su mosaici pavimentali che restituiscono l’imponenza dell’architettura originaria.

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