Itinerario

Canne della Battaglia. Storia viva

in collaborazione con Touring Club Italiano

Sembra di ascoltare la viva voce della storia a Canne della Battaglia, un luogo a metà strada tra Canosa di Puglia e Barletta. Nell’Antiquarium e nel Parco Archeologico si può “leggere” lo scorrere dei millenni meglio che su un libro di storia, aggirandosi tra gli insediamenti preistorici, le colonne, i resti della civiltà romana e le testimonianze dell’età medievale. Il 2 agosto del 216 a.C. avvenne proprio qui la sorprendente sconfitta dei Romani da parte dei Cartaginesi guidati da Annibale. Dall’alto del colle, occupato dalla cittadella e protetto da possenti mura, lo sguardo può spaziare libero su tutta la Valle del fiume Ofanto e la mente può rivivere una delle pagine più celebri dell’antichità.

Su un colle a guardia del basso corso del fiume Ofanto, a metà strada tra Barletta e Canosa di Puglia, il sito archeologico di Canne della Battaglia consente di addentrarsi in un autentico concentrato di storia antica. Se ne può ripercorrere lo svolgimento cronologicamente, visitando dapprima il villaggio àpulo in località Fontanelle, dove sopravvivono resti di un abitato che raggiunse il suo apogeo tra il VI e il III secolo a.C., in un’area già insediata nei secoli precedenti. Dopo la visita all’Antiquarium, dove la vista dei reperti permette di immergersi nei lunghi secoli di vita del sito, dalla Preistoria al Medioevo, si sale alla cittadella di Canne della Battaglia, cinta da mura possenti stratificatesi nei secoli, e ci si aggira tra resti di edifici di diverse epoche, colonne e cippi miliari. Dall’alto del colle lo sguardo spazia sulla Valle dell’Ofanto e sul Tavoliere fino al Gargano, e si percepisce l’importanza strategica del luogo, teatro di una celebre battaglia della Seconda Guerra Punica. Il 2 agosto del 216 a.C. i Romani guidati dai consoli Emilio Paolo e Terenzio Varrone, di molto superiori numericamente ai Cartaginesi, furono sopraffatti da questi grazie a un’ingegnosa manovra a tenaglia tesa da Annibale, subendo in tal modo una delle maggiori disfatte della loro storia bellica.

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