Itinerario

Campania Felix

in collaborazione con Slow Food Italia

Che la si chiami Campania Felix, come la definì Plinio il Vecchio, o Terra di Lavoro, come fu ribattezzata a partire dal Medioevo, la zona che comprende Capua e i comuni limitrofi racchiude nelle sue denominazioni l’idea di terreni particolarmente fertili. La ricchezza e la varietà di attività e di prodotti agricoli affondano le loro radici in epoca romana e sono testimoniati oggi da produzioni che sono veri e propri “monumenti enogastronomici”. Qui nasce quello che è considerato il più antico formaggio italiano: il conciato romano, un cacio a crosta lavata che stagiona in anfore di terracotta. Un prodotto di origine sannita che, insieme agli allevamenti di bufale e alle produzioni di vino, vi permetterà di scoprire sapori che arrivano da molto lontano.

Che la si chiami Campania Felix, come la definì Plinio il Vecchio, o Terra di Lavoro, come fu ribattezzata a partire dal Medioevo, la zona che comprende Capua e i comuni limitrofi racchiude nelle sue denominazioni l’idea di terreni particolarmente fertili. La ricchezza e la varietà di attività e di prodotti agricoli affondano le loro radici in epoca romana, hanno vissuto un periodo d’oro durante il regno borbonico e costituiscono ancora oggi il cuore di una solida e virtuosa economia. Testimonianze di antiche civiltà sono ben presenti tanto nei siti archeologici quanto in campo enogastronomico. La più nota caratteristica del paesaggio agropastorale è costituita dagli allevamenti di bufale, dal cui latte si ottengono eccellenti mozzarelle secondo un procedimento non troppo dissimile da quello utilizzato dai monaci di San Lorenzo in Capua nel XII secolo. Le bufale – qui da quando le portarono i Normanni poco dopo il Mille e ancora molto presenti (oltre il 90% degli allevamenti italiani è concentrato nella zona) – sono sempre state utilizzate per il latte, per lavorare la terra e per la carne. Un ottimo indirizzo per le mozzarelle è la Cooperativa Agricola Salicella, , a Francolise, mentre a Vitulazio la cooperativa La Baronia propone, accanto ai latticini, anche salumi di bufala. Sempre a Vitulazio, la cantina di Nanni Copè ottiene le sue uve da una vigna poco distante, che ospita viti di oltre 130 anni di due storiche piccole cultivar: il pallagrello (nero e bianco) e il casavecchia. Anche il conciato romano può essere considerato una sorta di monumento: forse il primo formaggio a essere stato prodotto in Italia, è un cacio a crosta lavata che stagiona in anfore di terracotta. Un buon indirizzo presso cui trovarlo è il caseificio La Campestre di Castel di Sasso. Non si può andare in Campania e non mangiare una pizza a regola d’arte: sebbene la patria d’elezione sia Napoli, nel piccolo paese di Caiazzo, Franco Pepe è uno dei migliori testimoni di questa preparazione. Sempre qui si può visitare il Museo Kere della civiltà contadina, ospitato nel palazzo del Municipio. Non solo storia e tradizione: Avigliano è sede di una giovane realtà legata a una produzione che negli ultimi anni ha assunto un’importanza sempre maggiore nel panorama enogastronomico italiano. Parliamo di birra artigianale e Karma è uno dei produttori campani più attenti al territorio. Dal presente, di nuovo al lontano passato: è, infatti, di origine sannita la prima produzione di olio nella regione. Una tradizione lunghissima che si ritrova ancora oggi nei fragranti extravergini a base di olive tonda del Matese. A Piedimonte Matese c’è un’ ottima azienda che vale una visita: Benedetta Cipriano. Tornando verso Caianello per poi rientrare in autostrada, si può sostare presso l’osteria Il Contadino, regno di Berardino Lombardo, che utilizza in cucina le verdure del suo orto e i maiali del suo allevamento. Un bel modo di concludere il viaggio in una terra ricca di tradizioni.

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