Itinerario

Bismantova. La Pietra del Purgatorio

in collaborazione con Touring Club Italiano

Si dice che Dante abbia avuto l’ispirazione per ideare il monte del Purgatorio vedendo il profilo della Pietra di Bismantova e salendone la cima nel 1306. Luogo magico e misterioso, questa rupe tabulare è sempre stata il centro della regione: faro per i viandanti, fortezza naturale e rifugio di guerra, ritiro per eremiti e mistici. Invece dei penitenti danteschi, oggi salgono i fianchi della Pietra escursionisti e scalatori: i primi lungo facili sentieri, gli altri affrontandone le pareti. Risalendo, la vista si allarga su un paesaggio aspro e dolce, con il fiume Secchia stretto fra scarpate di gesso e torri, castelli e Chiesette. Un panorama che ispira il resto del viaggio, che da Castelnovo ne’ Monti, ai piedi della Pietra, conduce nell’idilliaca bellezza delle sorgenti d’acqua salata della Valle del Secchia, le Fonti di Poiano, per risalire al nido d’aquila del Castello di Carpineti.

Superbo scoglio roccioso incagliato in un mare di ondulazioni collinari, la Pietra di Bismantova si impone nel paesaggio dell’Appennino Emiliano con il suo profilo inconfondibile e visibile da grande distanza. La “Pietra” (come è familiarmente chiamata in tutta la regione circostante) è un accidente geologico, una zattera di dure rocce calcarenitiche che “galleggia” sulle argille sottostanti. La sua forma ha sempre colpito l’immaginazione dei viandanti in cammino sulle vie per la Toscana: gli importanti percorsi che salivano da Canossa e dalla Valle del Secchia si incrociavano proprio ai suoi piedi, in corrispondenza del borgo fortificato che prende il nome dal Castrum Novum di epoca matildica e che oggi è Castelnovo ne’ Monti. Molto prima di allora a Bismantova salivano bande di cacciatori mesolitici e vi furono insediamenti di Liguri ed Etruschi, seguiti da piazzeforti romane, bizantine e longobarde che ne sfruttavano la formidabile posizione difensiva, e da insediamenti di religiosi che vi cercavano elevazione spirituale e solitudine. Dante vi transitò, e forse vi salì, durante un viaggio del 1306 fra Verona e la Lunigiana, e citò la Pietra in un famoso verso del IV Canto del Purgatorio: «montasi su in Bismantova e ‘n cacume / con esso i piè; ma qui convien ch’om voli»; alcuni studiosi sostengono che sia stata proprio la forma tabulare e con evidenti gradoni sui fianchi ad aver suggerito al Poeta la struttura del monte del Purgatorio. Vista dal basso la Pietra sembra irraggiungibile se non scalando pareti verticali, e invece ci sono diversi sentieri che vi salgono senza alcuna difficoltà. La breve fatica del cammino è ampiamente ripagata dalla bellezza del piccolo mondo appartato e solitario che si stende in cima. Praterie assolate e ombrosi boschetti accompagnano i passi di chi giunge fino all’estremità più alta della rupe: lo sguardo si spinge lontano abbracciando vedute di un’ampiezza sconfinata, mentre a chi volesse affacciarsi (con un po’ di cautela) al ciglio roccioso saranno offerte vertiginose prospettive aeree delle pareti sottostanti, regno di uccelli rupestri e degli scalatori che vi hanno tracciato vie di arrampicata di ogni grado di difficoltà. Prima di scendere lungo la mulattiera medievale che riporta ai piedi della Pietra, sarà un piacere soffermare lo sguardo su due elementi di spicco nel panorama: il largo solco fluviale del Secchia, che scorre ai piedi di dossi boscosi tagliati da chiare pareti, con la cavalcata di creste del crinale appenninico a fare da fondale; e l’irreale profilo turrito del Castello di Carpineti, nido d’aquila prediletto da Matilde di Canossa, la Grancontessa che ha lasciato un segno indelebile in queste terre.

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