Copertina dell'itinerario Piccolo San Bernardo. Misteri e pellegrini. VALLEDAOSTA-wide-scaled-1.jpg
Valle d'Aosta

Piccolo San Bernardo. Misteri e pellegrini

Itinerario

Piccolo San Bernardo. Misteri e pellegrini

in collaborazione con Touring Club Italiano

Il lago glaciale di Verney, un occhio blu nel verde del manto erboso, annuncia il passo del Piccolo San Bernardo, poche centinaia di metri tra Valle d’Aosta e Alta Savoia in cui si srotolano secoli di storia e misteri. Il confine tra Italia e Francia passa al centro del Cromlech, cerchio magico di pietre matematicamente disposte di cui poco o nulla ancora si sa. Accanto, i resti di una mansio romana, luogo di ristoro per chi osava avventurarsi fin quassù, anticipano i tempi di san Bernardo di Aosta, che allestì l’ospizio per pellegrini “di quota”, e quelli dell’abate Chanoux, che qui impiantò uno dei giardini alpini più antichi d’Europa. D’inverno il passo è chiuso ma, inforcati gli sci, dall’alto delle seggiovie dell’Espace San Bernardo, l’infinito comprensorio di La Thuile collegato agli impianti francesi, il valico appare come un mare di panna da cui l’ospizio spicca fiero insieme alla sagoma ancora più candida del Verney.

Per gli antichi era Alpis Graia, dal nome della divinità locale Graius. Il valico in epoca romana era uno dei principali passaggi alpini dell’impero, attraversato da quella “Vie delle Gallie” che da Eporedia (Ivrea) giungeva ad Augusta Praetoria (Aosta) e quindi in Francia. Evidenti e di facile lettura sono le vestigia di una mansio del I secolo, sorta di posto tappa ante litteram dove i viaggiatori potevano fermarsi al colle beneficiando di diversi comfort, tra cui camere e ricoveri per gli animali. Sulle tracce degli antichi viandanti si scoprirà però che il passo alpino era frequentato ben prima del I secolo. Quando esattamente non si sa. Quel che è certo è che il misterioso cerchio di pietre conficcate nel terreno a distanza regolare che occupa il punto più alto del colle incuriosisce e impegna gli studiosi da oltre due secoli: forse sito funerario celtico (Cromlech), forse campo militare di Annibale, se mai da qui il valoroso cartaginese passò con il leggendario seguito di quarantamila uomini e decine di elefanti.
Luogo di confine, incontri, soste, scambi, il valico divenne “di San Bernardo” nell’XI secolo, quando l’arcidiacono di Aosta si diede a frequentare queste remote valli alpine convertendone le genti dal culto di Giove (il passo era chiamato Colonne Joux o Jovis) al Vangelo ed edificando un ospizio concepito per offrire riparo e servizio di culto a pellegrini, religiosi, mercanti, soldati che osavano sfidare i 2188 metri di quota del passo per attraversare le Alpi con qualunque tempo e in qualunque condizione. L’uomo che, sette secoli dopo Bernardo, ne perseguì con più fervore l’opera fu l’abate Pierre Chanoux, rettore dell’ospizio per cinquant’anni a partire dal 1860. Studioso, esperto alpinista, appassionato di botanica, lasciò al passo del Piccolo il giardino botanico a lui intitolato che tra sentieri, tratti di prateria montana e “roccere”, piccole aiuole di roccia e terra, raccoglie e preserva specie di flora alpina provenienti da tutto il mondo, anche in via di estinzione.
Sulle orme dell’abate, che conosceva queste cime palmo a palmo, dotati di racchette e scarponcini, in estate si può compiere il periplo del lago di Verney, cristallino gioiello liquido di origine glaciale, e raggiungere, tra laghetti di quota e radure, le sponde del lago di Tormotta, a 2486 metri di altitudine. In inverno, invece, il Piccolo si vive con gli sci lungo il comprensorio dell’Espace San Bernardo, un paradiso bianco e a tutta tecnica che da La Thuile si sviluppa tra Italia e Francia per oltre 150 chilometri di piste.

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